Come abbiamo visto Juventus-Real Madrid (semifinale di andata 2015)

Come abbiamo visto Juventus-Real Madrid (semifinale di andata 2015)

Terminato il sorteggio di Nyon per le semifinali di Champions League, quasi tutto il mondo juventino si era espresso favorevolmente verso l’urna che aveva indicato nel Real Madrid l’avversario da superare per raggiungere Berlino e una finale di Champions che mancava dal 2003. Il Real Madrid, proprio come 12 anni fa.
Non ero così convinto che fosse la soluzione migliore per la Juventus, e questo per via di Ancelotti, che non solo è una vecchia volpe del calcio europeo ma è anche un allenatore italiano e, dunque, conoscitore delle strategie e dei trucchetti di un gioco attento e meticoloso come il nostro.

COME È INIZIATO IL MATCH - Gli ospiti si sono schierati con il solito 4-4-2, con Isco a sinistra e J. Rodriguez a destra, Ramos e Kroos centrali e la coppia Bale-Ronaldo di punta.
Allegri, come promesso alla vigilia, ha puntato sulla difesa a 4 (fuori Barzagli) con il trio Marchisio, Pirlo e Sturaro a supporto di Vidal dietro a Tevez-Morata. In fase di possesso un allegriano 4-3-1-2, mentre senza palla Vidal e Sturaro si allargano per coprire meglio le fasce con il 4-4-2.
Non ero d’accordo con chi sosteneva che l’unica possibilità per la Juventus fosse quella di incontrare un Real sottotono perché la Juve aveva mostrato qualità nel corso della stagione, ma certamente i bianconeri avevano l’obbligo di entrare in campo decisi e tonici nel pressing e nei contrasti in modo da mettere subito sotto pressione un Madrid che magari – e dico magari – poteva presentarsi qui a Torino con l’aria di chi in fondo sapeva che probabilmente avrebbe passato il turno.

I primi minuti sono la fotografia di quanto appena scritto: un Real un po’ svagato già al primo minuto rischia di finire sotto quando, messo sotto pressione, lascia Vidal, imbeccato da Marchisio, libero di…non calciare verso la porta di Casillas e sciupare quella che con Tevez o Morata sarebbe probabilmente stata l’azione del vantaggio.

Ancora un’occasione per Morata, su lancio di Bonucci, al 7’, con la Juve che mostra una buona personalità nel tenere la linea del pressing alta e impedendo una circolazione della palla madridista eccessivamente facile. Al 9’, infatti, ecco il goal. Assist di Marchisio, tiro di Tevez dalla destra dell’area, Casillas para ma respinge corto e Morata, in posizione regolare, insacca: 1-0 Juve, c’è aria di impresa.

E INVECE NO: 35’ DI SOFFERENZA - Dal 10’-12’ nasce una nuova partita, ma se ci si aspetta una rabbiosa reazione del Real ci si sbaglia di grosso. Gli spagnoli sono una squadra pienamente ancelottiana, che gioca un calcio di qualità senza mai forzare la giocata, anche per via di un’esperienza di calcio ad alti livelli che gli juventini non possono vantare (il Real è alla quarta semifinale consecutiva).
E la disparità si vede tutta: una volta segnato il goal, il Real alza il proprio baricentro semplicemente perché la Juventus arretra il proprio, lasciando mezzo campo libero agli avversari. Non so se sia stata una mossa studiata in allenamento o un semplice rinculare psicologico dovuto al vantaggio, ma è evidentemente un errore. Il Real, senza fare niente di che, si ritrova costantemente nella metà campo degli juventini e al primo errore difensivo, li punisce: possesso palla prolungato (venti passaggi e più), pasticcio tra Evra e Chiellini, bella palla di James Rodriguez (solo in area) dalla destra  per CR7 (solo anche lui) e pareggio. È il 27’ del primo tempo.
Su un’azione simile a lati invertiti, al 40’, Rodriguez centra la traversa a portiere battuto.

Il primo tempo della Juve, primi dieci minuti a parte, è francamente sconfortante. La squadra di Ancelotti non sta giocando alla morte, un po’ perché conscia della propria superiore qualità un po’ perché quel tipo di gioco non è nelle sue corde. Se non fosse la squadra di un tecnico che ha vinto tre Champions League in 11 anni – e se non avesse Ronaldo e Rodriguez – non punterei un euro sulla vittoria finale del Real: Barca e Bayern sembrano troppo superiori alle attuali forze madridiste, prive, tra l’altro, del loro metronomo, il croato Modric.

Ma il Real è fatto così: non gioca un calcio totalizzante come le altre due corazzate europee e vive di folate, di giocate in un sistema che però è pensato espressamente per dare la possibilità ai propri campioni di realizzarle. È la forza di Ancelotti, oggi a Madrid come qualche anno fa a Milano, quella di far coesistere i campioni riuscendo a dare un senso alle proprie formazioni. La Juve, comunque, è scomparsa dal campo, forse eccessivamente sicura della propria forza difensiva, ed è stata punita. Il primo tempo si chiude fortunatamente per i torinesi sul pareggio, negli intervalli Allegri dovrà lavorare soprattutto sulla mentalità della squadra.

IL SECONDO TEMPO - Mauro (commento tecnico Sky) dice che Bonucci e Chiellini dovrebbero costringere i propri compagni a giocare più alti, ma l’unico segno di vita della Juve è uno sciocco fallo di Tevez a centrocampo che gli costa l’ammonizione.
L’argentino nel primo tempo non si è mai visto perché costretto a scendere sempre nella propria metà alla ricerca di palloni giocabili, mentre in fase di non possesso non si è mai speso in recuperi e azioni degne della sua fama. Che non fosse al 100%? Allegri l’ha tolto dal campo a pochi minuti dal termine – con Tevez parecchio infastidito, tra l’altro –, quindi si deve pensare più a una prova non felicissima del 10 bianconero (che ci sta, visto che quest’anno la carretta l’ha spesso tirata lui).

In un momento abbastanza piatto, la Juve ottiene un rigore su un contropiede innescato da un lancio fortuito di Bonucci: questi, colpito da un tiro di Marcelo, innesca Tevez. L'Apache verrà atterrato da Carvajal in area dopo una cavalcata di 70 metri.
Tre osservazioni:

  • Ancelotti non sarà molto contento dell’azione difensiva dei suoi perché, goal a parte, la sua squadra ha preso un contropiede con l’ultimo difensore a metà campo, sull’1-1, fuoricasa, in semifinale di Champions League – come dire, un mezzo suicidio;
  • Carvajal commette un fallo da vero pollo perché, se si riguarda l’azione, Tevez si è allargato troppo sulla sinistra e costituiva in quel momento un pericolo minore per la porta di Casillas rispetto a quanto avrebbe potuto essere in realtà;
  • esattamente, cosa deve fare un giocatore del Real per essere ammonito in una semifinale? Il terzino spagnolo non viene infatti redarguito, mentre Vidal e Marcelo (reo di aver intralciato la corsa di Morata verso l’area avversaria) sì.

Ad ogni modo, Tevez infila il rigore centralmente con Casillas spiazzato sulla sinistra: 2-1 Juve, con ancora più di mezz’ora dal termine.

Entrambi gli allenatori decidono di cambiare qualcosa: al 63’ passa definitivamente al 4-3-3 con l’ingresso di Hernandez per Isco, il quale non ha probabilmente distribuito la qualità che il suo tecnico gli aveva chiesto in fase di impostazione. Subito dopo Ronaldo manca il tap-in vincente avventandosi con il destro anziché con il sinistro su una palla a un metro da Buffon; poi entra Barzagli per Sturaro.
L’ex Genoa è una delle sorprese positive della serata e la scelta di Allegri ha lasciato un po’ stupiti, ma togliere uno degli altri tre centrocampisti sarebbe stato forse troppo e l’esigenza di coprirsi era questa volta comprensibile. Il classe ’93 è stato autore di un match importante e di personalità, non tirandosi mai indietro nei contrasti contro i più quotati mediani madridisti e non prendendo neanche l’ammonizione – un suo classico, in Italia.
Tra il minuto sessantasette e l’ottantadue Ramos scentra completamente tre passaggi nella metà campo juventina e improvvisamente torna in mente Di Maria: magari il Real Madrid raggiungerà la finale, ma con Ramos centrocampista anche a Berlino la coppa quasi certamente finirà nelle mani degli avversari. Non che lo spagnolo sia un totale disastro; però in una semifinale in quel ruolo c’è bisogno di qualità nei piedi e nella testa; e con Ramos il Real dispone di un uomo in meno. Una delle conseguenze è stata un improduttivo insistere con cross dalla tre quarti di facile lettura difensiva e quindi innocui per la formazione bianconera.

All’86’ escono Tevez e Bale, i due grandi assenti (se escludiamo l’azione del rigore) della serata, e entrano Llorente e Jesè: per una volta la panchina della Juve si dimostra superiore a quella spagnola.
Il navarro avrebbe anche una doppia occasione per il 3-1 ma prima manca il colpo alla Ravanelli stile Ajax 1996 e poi colpisce di faccia un bel cross su punizione di Pirlo. A proposito: gli spagnoli non hanno concesso un fallo uno nei pressi della loro area.
Dopo tre minuti di recupero e un’ammonizione sacrosanta a Chiellini, finisce la partita. La Juve batte il Real Madrid per 2-1 e la sensazione, nonostante tutto, è quella di una bella impresa.

UN GIUDIZIO COMPLESSIVO - È stato un match bello nel modo in cui poteva esserlo un incontro tra queste due squadre, che, giusto ricordarlo, praticano un calcio essenziale e completamente diverso dal tiki-taka totale catalano-guardiolista di scena nell’altra semifinale.
Tensione e strappi, tensione a strappi: questo ha mostrato il campo.
E non credo che la partita del ritorno sarà molto diversa da quella di quest’oggi perché tra la qualità difensiva della Juventus e lo stile ancelottiano del Madrid gioco-forza anche tra sette giorni vedremo un match tattico e dal ritmo controllato nel quale però la Juve non potrà limitarsi a difendersi (l’1-0 premierebbe gli spagnoli). Un bene per lo spettacolo e forse anche per i torinesi.
Dopo il 2-1 di oggi, credo che si possa dire che la Juventus di Allegri meriti ufficialmente il posto conquistatosi tra Dortmund e Monaco tra le regine d’Europa: il pronostico oggi sta 50%-50%.
E chissà, con un Pogba in più...

Maurizio Riguzzi 
@twitTagli

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