Che cosa significa “medicina di genere” - ovvero: perché è importante riconoscere che siamo diversi?

Che cosa significa “medicina di genere” - ovvero: perché è importante riconoscere che siamo diversi?

"Al di là dei sistemi riproduttivi, la donna nei testi clinici non esiste.”

Si apriva con la dichiarazione di cui sopra il convegno sulla Medicina di Genere che si è tenuto Sabato 22 Novembre scorso presso l'Ospedale Sant'Anna di Torino, promosso da SIPNEI Piemonte (Società Italiana per la Psiconeuroendocrinoimmunologia) e dalla Dott.ssa Lucia Andriolo che, da buon Virgilio, mi ha invitata al convegno e mi ha spiegato cosa si intende per medicina di genere.

La difficile questione della data dell'anniversario – donne e uomini sono differenti e questo ce lo diciamo e ce lo sentiamo dire continuamente, ma grazie alla medicina di genere scopri che sono differenti davvero. Intendo dire che i loro organi sono fatti diversamente, producono quantità di ormoni differenti, si comportano, pensano ed emozionano in modo diverso.
Uno dei drammi più grandi creati dalla non consapevolezza del diverso funzionamento dei due organismi (femmiile e maschile) è l'approccio medico ad alcune patologie come ad esempio l'infarto. Quest'ultimo è “roba da uomini” e nelle donne spesso, per stereotipi o luoghi comuni infiltratisi nella coscienza medica, viene diagnosticato in ritardo: in verità, l'infarto coronarico è la prima causa di morte nelle donne, seguito da ictus e solo dopo dai tumori femminili. Secondo The Heart Truth, rivista specialistica, il 38% delle donne è uccisa da un infarto ogni anno, contro il 25 % degli uomini. Poiché diversa è la risposta alle cure, diversa è anche l'efficacia dei farmaci, che sono tutt'ora studiati sul campione "maschio, bianco".

cuore

Siamo diversi e questo, dalla letteratura e dalla ricerca mediche, non viene considerato: la famosa cardiologa Nanette Wenger aveva fatto notare come le ricerche per le cure cardiovascolari fossero avvenute dapprima su esemplari di topi esclusivamente maschi e successivamente, sull'uomo, su individui maschi bianchi ed aveva evidenziato l'assurdita di pensare che questi studi potessero valere per tutti quando, per esempio, i sintomi di un infarto miocardico sono diversi nell'uomo e nella donna. 

Insomma, la medicina di genere è questo: avere coscienza che siamo diversi psicologicamente e biologicamente e che siamo sottoposti a imput socio-culturali e ambientali differenti (gli stereotipi, i ruoli sociali, le attività svolte) che influenzano il nostro organismo e non possono essere ignorati.
Si tratta dell'epigenetica, ovviamente, ovvero lo studio dei fenomeni esterni all'organismo che influenzano fino a modificare morfologia e proprietà di un organismo (il fenotipo) e di come queste modifiche risultino tramandabili alle generazioni successive.

CENERENTOLA RIMANE IN CUCINA. In Italia la medicina di genere arriva nel 1998, quando il ministero per le Pari Opportunità promuove il progetto “La salute a misura di donna” e continua, negli anni, con istituzione di Commissioni, report focalizzate sul capire come ogni patologia si sviluppi con proporzioni e prognosi differenti da uomo a donna ma ancora non c'è stata una svolta chiara e definita che si potrebbe osservare solo in un cambiamento radicale della letteratura medica e nell'approccio con il paziente più focalizzato a capire chi il medico si trova di fronte a tutto tondo e non solo da un punto di vista superficiale: ma, come dice la Dott.ssa Marina Risi di SIPNEI, “La medicina di genere è una grande Cenerentola che non viene invitata al ballo e non ha il permesso di cenare con i grandi”.

Troppo sottovalutata, ancora, e non capita, soprattutto, perché spesso bollata come “medicina femminista” quando l'attenzione non vuole essere data alla posizione di inferiorità con cui spesso la donna viene considerata (aspetto comunque importante) ma sul fatto che l'individuo va visto come tale e che almeno la divisione più importante e inevitabile, quella tra organismo femminile e organismo maschile, non può essere ignorata.

epigenetica

IL CONVEGNO, OVVERO: DELL'IMPORTANZA DEL PARLAR CHIARO. Sono ad un convegno organizzato nel nome della psiconeuroendocrinoimmunologia (che non so manco dirlo bene) e sento parlare psicologi, neuroscienziati, cardiologi, immunologi oncologi e avvocati. Io non ho studiato nessuna delle loro discipline eppure capisco tutto e non perché io abbia un'intelligenza superiore, ma perché tutti parlano in modo molto chiaro: inframmezzano slides sulle percentuali di progesterone a scene tratte da Grey's Anatomy, fumetti di Silvia Ziche e immagini di tumori.
Quando parlo con Lucia Andriolo per dirle quanto ho apprezzato la chiarezza degli interventi, lei mi dice che il problema del semplificare i concetti medici è stato un punto fondamentale per lei nell'organizzazione di questa giornata: voleva che tutti, addetti ai lavori e non, potessero capire, stupirsi e assimilare i concetti, in modo che l'evento non rimanesse una celebrazione fine a se stessa.
Tutti hanno il diritto di capire, divertirsi ed entusiasmarsi, anche con la medicina.

Silvia Nazzareni
@twitTagli

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