Buffy, il femminismo e perché il cinema è roba da uomini

Buffy, il femminismo e perché il cinema è roba da uomini

Vi abbiamo già parlato del test di Bechdel, una prova di valutazione progettata per i film da Alison Bechdel, fumettista americana, nel 1985.
Le regole del test sono semplici: per superarlo, un film deve contenere almeno una scena in cui due o più personaggi femminili abbiano una conversazione (ovvero un dialogo fatto di botta-e-risposta) riguardante qualunque cosa che non siano gli uomini.
Qualunque: dagli stereotipi tipo shopping o scarpe alla salvezza dell’umanità, l’importante è che nella scena non si stia discutendo di uomini.

Il test non giudica la qualità del film, non è un indice del valore del prodotto né significa che il film in questione sia automaticamente misogino o maschilista. Semplicemente, è inteso come spunto di riflessione sulle differenze di genere e sul modo di rappresentarle nel cinema.
Passarlo dovrebbe essere facile. Tuttavia dei 2.500 film presi in esame, poco meno della metà superano la prova. Un esempio citato di film in grado di ottenere un risultato positivo è Alien, semplicemente perché Ripley e una collega astronauta hanno un breve dialogo riguardante l’alieno (che poi è un mostro a forma di pene ambulante, quindi mi chiedo se conti come uomo).

Perchè il cinema fatica terribilmente a proporre personaggi femminili tridimensionali, sviluppati, provvisti di autonomia di pensiero, indipendenza e un obiettivo che prescinda la relazione con il sesso opposto?
Non chiedetelo a Joss Whedon, guru personale del sottoscritto e autore di gioielli della televisione moderna come Buffy e Firefly oltre scrittore e regista del più importante film di tutti i tempi.
Non chiedeteglielo, perchè non vi risponderà; lo ha già fatto in modo magistrale durante il discorso di accettazione di un premio consegnatogli dall’associazione Equality Now nel 2006.
Ecco il video del discorso di Whedon, di cui mi permetto di tradurre l’ultimo paragrafo:

(...) L’uguaglianza non è un’idea. Non è qualcosa a cui dovremmo tendere. È una necessità. L’uguaglianza è come la gravità: ne abbiamo bisogno per stare in piedi sulla Terra come uomini e donne. E la misoginia che risiede in ogni cultura non è una vera parte della condizione umana: è vita senza equilibrio. (...)

Ecco, guardate una puntata a caso di Buffy. Applicate il test di Bechdel, e scoprirete la più convincente ricerca iconografica sul tema del femminismo: una cheerleader degli anni ’90 che nel tempo libero va a caccia di vampiri.
Joss Whedon potrà anche occuparsi di supereroi e cowboy spaziali, ma crede nei suoi personaggi: non ha paura di fare interagire una donna forte con un uomo che non ne mette in discussione l’autorità, e ogni riga dei suoi dialoghi anela a quella gravità, quel senso di equilibrio tra generi che permette veramente all’umanità di respirare.

L’arte e l’intrattenimento devono fare esattamente questo: offrire all’umanità l’occasionale boccata d’ossigeno, raccontare galassie intellettuali e fisiche in cui le donne hanno lo stesso spessore narrativo, la stessa tridimensionalità di un personaggio maschile.
Contrariamente alle sceneggiature di Joss Whedon, troppo cinema vecchio e nuovo ha paura di offrire un’alternativa alla “priorità ufficiale” dei personaggi femminili, di confrontarsi con l’idea che una donna possa essere tanto interessante quanto un uomo, o altrettando forte e capace di catalizzare una trama, una scena, un dialogo.
Suonerà ridicolo, ma io ho imparato il femminismo con Buffy, e in particolare che non si deve avere per forza paura di una donna più forte di te. Ho imparato che al cinema troppe volte rappresentare “una donna forte” significa scrivere il personaggio come “donnuomo” o come puttana.

Per tornare al discorso iniziale, ecco un paio di film che falliscono il test di Bechdel: Harry Potter, The Social Network, Avatar, la trilogia originale di Star Wars, la trilogia del Signore degli Anelli.
Uno di quelli che supera la prova? Serenity. Che non è esattamente un filmone romantico, quanto più un western ambientato nello spazio dove un veterano della guerra civile si guadagna da vivere facendo il pirata in giro per la galassia.
Non ci sono alieni, ma personaggi femminili scritti bene. Pare che una delle due cose esista davvero.

Davide Mela
@twitTagli 

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