Brevi riflessioni su un dialogo qualunque

stretta di man

"Ciao! Come stai?"  
"Tutto bene, grazie”.

Non ci credo che vada tutto bene. Si è riusciti a fare un sunto del proprio stato d’animo in pochi attimi o le parole hanno anticipato la mente e il cuore?
La risposta nella maggiorparte dei casi è banale, superficiale: ma è la domanda che non deve essere posta con quella leggerezza! Non può essere buttata lì magari in frangenti dove non c’è il tempo o l’opportunità di rispondere.

Non per strada, non tra due persone che non si vedono da anni e il cui dialogo durerà tra i 10 e i 16 secondi. Come si può rispondere quando la domanda è stonata, quando si conosce il totale disinteresse nell’ascoltare la risposta?
Quando l’interlocutore aspetta solo il “tutto a posto” per poter dire “bene bene”, e poi un attimo dopo un altro ciao, punto a capo e fine della conversazione? La colpa è di chi chiede.

Il “Come stai?”  è una domanda fondamentale, deve avere la possibilità di essere articolata, pensata. Un ritornello, ecco cosa è diventata. “Hola! Que tal?”, “Hi! What’s up?”.
Il valore profondo del voler sapere come sta l’altra persona viene annientato e ciò avviene perché non si sa cosa dire, per il voler fare conversazione fine a se stessa. Tutti sanno che è così, è un patto tacito.

Ribellandomi timidamente mi sono saltuariamente sforzato di rispondere qualcosa di diverso, ma con esiti paradossali. Ho risposto di avere un po’ di mal di schiena, di aver dormito poco le notti prima, di essere stanco e ho dato queste risposte a persone con cui non parlavo da tempo immemore e viste per caso.
Pensandoci bene: quanti mal di schiena ho avuto negli anni o nei mesi prima? E poi, davvero il mio interlocutore è interessato alla mia lotta con i cuscini d’estate quando non conosce eventi decisamente più significativi della mia vita?
Avrebbe davvero voluto sapere che la mia ragazza mi ha lasciato, che ho avuto un lutto, che ho vinto quattro tornei di calcetto, che mi han rubato la macchina, che attraverso un periodo pieno di paure e ansie per il mio futuro, che sono entusiasta per la nuova relazione con la ragazza svedese conosciuta in Erasmus?

La molla di una domanda, la conditio sine qua non nel valutare se farla o meno deve essere l’interesse, unito alla disponibilità ad ascoltare. 
Io comunque ve lo chiedo.
Più per voi - più per darvi la possibilità di rispondervi compiutamente - che per me. Come state?

Alberto Mattioda
@twitTagli

Commenti

cicciusprof dice:

Hai certamente ragione, Alberto! La domanda ha ormai raggiunto una tale banalità che non ci si fa nemmeno più caso! Si risponde per automatismo che si, va tutto bene e che Dio, oppure il caso, il destino, il diavolo e compagnìa bella..., volendo, così continui. Il chiedente si aspetta sempre dal rispondente che tutto vada bene, cominciando con un sorriso ebete e un allungo di mano per una stretta ma con un esperimento è facile disvelare tutta quanta l'ipocrisia che si nasconde dietro una tale semplice domanda: chi chiede il " come stai? " sorride dicendotelo, salvo poi subito smorzare la faccia se gli rispondi che " va male, proprio l'altro ieri, mia moglie m'ha lasciato, sono depresso e non ho neanche più il lavoro... a proposito, avresti 10 euro da darmi? Sono senza mangiare da ieri e ho fame...!" Azz! Il chiedente, con fare impacciato, fa finta di cercare nelle tasche il denaro ma purtroppo non ne ha, gli dispiace... e cmq. ok, vedrai che poi risolvi, ciao!

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