Birdman: una non-recensione e un confronto

Birdman: una non-recensione e un confronto

Sono preoccupato: da qualche giorno ho fissa in testa “Haunted” di Beyonce, che oltre ad avere uno dei videoclip più belli che abbia mai visto fa da colonna sonora a 50 Sfumature di Grigio, altrimenti detto “50 motivi per non andare al cinema in questo periodo”.  
Dovrei liquidare il “caso” del film erotico campione di incassi come il solito fenomeno popolare artisticamente insignificante. E invece ascolto la colonna sonora di Beyonce.

La noia cinematografica mi affligge a tal punto che sono stato costretto ad andare a vedere Birdman prima che vincesse l’Oscar, giusto per averne cognizione e poterne parlare male.
Alla fine mi è piaciuto “così- così” (termine tecnico), ma almeno mi sono rifatto gli occhi: il fatto che preferisca Michael Keaton in mutande a Broadway alle tette di Dakota Johnson mi provoca un po’ di confusione, ma preferisco non pensarci.

Ho la sensazione di conoscere già materia e contenuti relativi a “50 Sfumature” senza averlo mai visto: su internet esiste più narrativa collegata al film tratto dal romanzo di E. L. James di quanta ne esisterà mai sulla poetica di Alejandro González Iñárritu e questo è già un dato.
Perché dovrei perdere tempo a recensire un film che diventerà famoso solo per la lunghezza del suo piano sequenza, quando posso divertirmi a commentare un innegabile inno generazionale?

50 Sfumature di Grigio è immensamente popolare; è l’adattamento cinematografico di uno dei più grandi successi letterari dell’ultimo decennio.
Il suo dato più affascinante è che non è solo popolare e visto da mezzo mondo. Non solo ha superato gli ultimi record di incassi nel primo weekend di distribuzione al cinema; è anche un film controverso e dibattuto.
Ha ricevuto accuse pesanti e generato tanto odio quanta venerazione presso i suoi fan. Ha scatenato discussioni sul tema che affronta, ricevuto condanne feroci su presunte apologie alla violenza sulle donne, esaltazione della prevaricazione maschile, personaggi femminili passivi e sottomessi. 
Il dibattito scatenato da Birdman, fresco di premiazione come “miglior film dell’anno” si riassume tutt’al più su quante volte al minuto strabuzzi gli occhi Michael Keaton.

Certo, il valore di un’opera artistica non si misura necessariamente su quanto sia dibattuta o controversa. Forse però l’importanza di un prodotto di intrattenimento si legge da quanto la società e lo spirito dell’epoca assorbono i suoi contenuti e i suoi messaggi.
E in quanto a ricaduta e impatto, “50 Sfumature” batte Birdman senza appello nè tempi supplementari.

Non sto dicendo che Birdman non è un bel film: per certi versi, è la cosa più visivamente interessante che abbia visto al cinema da anni. Il virtuosismo tecnico che ha alle spalle è quasi senza precedenti e la presentazione del mondo dietro-le-quinte di uno spettacolo di Broadway sulla via del naufragio è indubbiamente affascinante.
Michael Keaton ed Edward Norton sono bravissimi, e il giochino del protagonista interprete dell’eponimo supereroe (Birdman) che noi associamo al suo retaggio più famoso (sapete, Keaton negli anni ’90 era Batman. Quello bravo.) è meno intelligente di quello che creda il regista ma nemmeno troppo fastidioso.

Birdman è filmato magnificamente e realizzato con amore e maestria; la sua forma, più che il suo contenuto, lo distanzia dalle innumerevoli altre esplorazioni su fama, prezzo del successo e star system hollywoodiano che popolano il cinema americano. 
Il punto è: quanto c’era bisogno di raccontare questa storia? Viviamo davvero in un’epoca e una società che sente la soffocante necessità di una “parodia da Oscar” che se la prende con i film di supereroi e rappresenta i critici come se fossero mostri spietati? Come è possibile che trovi più spunti di riflessioni in quello che so e ho letto riguardo a 50 Sfumature di Grigio piuttosto che in ciò che ho effettivamente visto di Birdman?
Perchè, infine, sul piano del discorso che vorrebbe portare avanti, mi sembra che Birdman sia una versione raffinata e super-artistica di “Boris: Il film”, cinema che si parla addosso e vorrebbe farmi empatizzare con la crisi esistenziale di un attore di Hollywood?

Quanti premi Oscar può ricevere un film prima di farmi smettere di pensare che tutto quello che lo riguarda siano in fondo “first world problems”?

Roba del genere. Solo, recitata da Michael Keaton. 

Non andrò a vedere 50 Sfumature di Grigio: su Tagli non mi pagano abbastanza. Non scenderò neanche tanto in basso da pensare di poter fare una recensione distruttiva e indignata per conto terzi, ascoltando il dibattito che circonda l’opera in questione e traendo conclusioni senza aver visto un minuto del film.
Eppure sono irrimediabilmente attratto dalle possibilità che “50 Sfumature” mi fornirebbe per fare dei commenti, parlare di qualcosa e articolare un pensiero originale.
Francamente, il miglior film dell’anno non mi ha dato molti spunti per farlo. 

Davide Mela
@twitTagli

Commenti

suggerimenti

Caro Davide Mela,
ora ti spiego perché Birdman è un capolavoro e la tua recensione no. Ma prima un appello! Aderisci anche tu alla messa al bando di alcune locuzioni criminose all’interno di un testo critico. Perché ad ogni “affascinante”, “senza precedenti”, “virtuosismo tecnico” o “super-artistica” Nanni Moretti piange. Piange come un vitello, piange come il San Luigi di Amarcord quando ti tocchi, piange come Alex Delarge di fronte allo scempio del suo "lovely Ludwig van”, e come altri illustri piangenti. Spero in una tua conversione rapida e commossa, quasi paolina, nel rispetto del dolore di Nanni, che tanto ci ha dato (almeno in passato) e che meriterebbe un più dolce declino nella senilità. Passando a Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza (mai sottotitolo fu più didascalico), vorrei offrirti altri spunti, senza nulla togliere al tuo Boris (non pervenuto, mi auguro, nelle intenzioni del regista). Io poco sapevo del decimo Iñárritu quando ho posato le chiappe in sala, né mi aspettavo rivelazioni di sorta (ti confesso che patisco la sua mania per le storie che si intrecciano). Invece eccomi di fronte a qualcosa di ardito, genuino, potente, capace di far cadere ogni mio pregiudizio (merito del film o del non aver cenato?).
Birdman non è “solo" un apice di padronanza tecnica (ma i virtuosi sono artisti?), una sfilata di attori cazzuti o un esperimento riuscito (il piano sequenza DIGITALE non eguaglia le suggestioni di Arca Russa, scriviamolo).
Birdman è, in prima istanza, una storia americana, una storia che ci raccontano da anni. 1941: Barton Fink è un autore di Broadway chiamato ad Hollywood per scrivere un film sul wrestling. Barton è confuso, allucinato, arrendevole, in crescente ansia da prestazione. Non capisce il cinema e neanche i suoi linguaggi, conosce solo l’estetica marxista e i pomposi lirismi della drammaturgia classica. Alle soglie dell’esaurimento, vuota il sacco: non sa cosa scrivere, è disperato. “Cazzo, stiamo parlando di un film con Wallace Beery, un film sul wrestling!” sbotta un produttore "Cosa ti serve, una mappa?”. Cambiamo set. Hollywood, una decina d’anni prima: Monroe Stahr è il più brillante e cinico produttore in circolazione. Diversamente da Fink conosce il cinema come nessun altro e ha appena assunto all’ufficio-soggetti una vecchia gloria (uno scrittore di razza bisognoso di soldi). Nella scena divenuta celebre nelle antologie come la "scena del nichelino", Monroe spiega che la scrittura di un film non è la scrittura di un romanzo (ironia della sorte, questo affresco della Hollywood dell’età dell’oro appartiene alla penna di Scott Fitzgerald). "Barton Fink" (1991) dei fratelli Coen e "Gli ultimi fuochi” (1976) di Elia Kazan sono i due primi ammiccamenti che ho ravvisato in Birdman, due cronache meno recenti della battaglia tra Hollywood e Broadway, leggasi tra intrattenimento e Alta Cultura. Ce lo suggerisce il personaggio di Tabitha Dickinson, la critica feroce del New York Times ingobbita nei suoi riti e nelle sue “etichette”, nella sua difesa anacronistica della linea immaginaria che separa l’Arte e la spazzatura: Riggan Thomson/Michael Keaton/Birdman/Batman è spazzatura hollywoodiana che vuole lavarsi la coscienza, è un buzzurro che pretende di accedere al tempio del Bello e di farla franca. In parte è vero, Riggan lo sa, tutti lo sanno. In parte è falso, perché Riggan ha un’anima - malata di narcisismo, ma pur sempre un’anima - e tutto il film è una lotta col suo alter ego, con la società dell’apparenza, con il demone della colpa. "L’imprevedibile virtù dell’ignoranza” finisce per creare del Bello, tenendoci col naso all’insù. Spoiler alarm: Riggan si spara, esattamente come sogna di fare Guido Anselmi in 8½. Anche lì c’è un critico che lo incalza: "Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. […] Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori! E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?”.
Evviva il cinema "che si parla addosso", amico Mela.
Viva Birdman, viva L'occhio che uccide, Intervista, I dimenticati, Good Morning Babilonia, Stardust Memories, Hollywood Party, I protagonisti, Sogni d’oro, Viale del tramonto, The Artist, eccetera eccetera eccetera... Sono certo che questi e altri titoli saranno un ottimo antidoto alla “noia cinematografica” che ti affligge e ti costringe a parlare di sfumature.
Nella speranza di una presta guarigione,
Matteo Vozza

grazie

Ciao Matteo,

ti ringrazio per il commento così lungo che hai lasciato sotto il mio articolo, che dimostra che ti sei preso del tempo non solo per leggere le mie parole, ma per commentarle: mi fa piacere e mi lusinga.

Credo che di fronte alla nostra differenza di vedute riguardo a Birdman ci sia un'incomprensione originale: la mia non è una recensione del film, ma un'osservazione sul fatto che abbia trovato l'opera poco significativa sul piano degli spunti di riflessione che offre. Probabilmente hai prestato poca attenzione al titolo stesso del pezzo, che parla di "non-recensione" per chiarire completamente le acque. Non possiedo la cultura accademica o l'interesse a perseguire disquisizioni "critiche" in senso stretto e preferisco mantenere una certa leggerezza e (auto)ironia nei miei discorsi, che spero fosse evidente già dal surreale paragone tra il film di Inarritu e le 50 Sfumature.

Perdonami, ma mi sembra che tu abbia reagito a una fondamentale diversità di vedute su un argomento futile quanto Birdman con un "sermone digitale" poco simpatico e quasi paternalistico: benché il pensiero di far piangere Nanni Moretti mi risollevi in qualche modo la giornata, non vedo come l'aggettivo "affascinante" sia particolarmente dannoso ai fini di una discussione e non penso tu possa insegnarmi a scrivere a questo punto, per quanto ti ringrazi sinceramente per il tempo che hai impiegato nel farlo. La prossima volta che ho bisogno di scrivere una sinfonia barocca di facili citazioni cinematografiche un tanto al chilo ti contatto direttamente. 

Ecco. Vedi quanto può diventare stucchevole il cinema che si parla addosso?

 

il recensore oscuro - il ritorno

Davide!
Mi obblighi a gettare la maschera e a dirti la verità: essere pomposo era il mio obiettivo (una piccola scommessa tra amici - ci divertiamo con poco e me ne scuso), volevo scrivere una sorta di antitesi alla tua "non-recensione”, una sbrodolatura dal gusto un po’ retrò. Il perché è presto detto: il tuo parlare di cinema non mi piace. Fai uso di accorgimenti frivoli, osservazioni stile status in bacheca e un mix (sapiente) di “trending topics” (si dice così?). In sostanza componi ritratti che mi intristiscono. Bazzicando su Tagli e amando il cinema non ho potuto fare a meno di resistere: dopo aver visto Birdman e averlo celebrato con amici, ti ho scritto una sbruffonata in modo deliberato e consapevole. Avrei dovuto dormirci sopra, prima di cliccare su “invia". Dopotutto hai espresso un’opinione, io non la condivido e, come diciamo noi piemontesi, “bon” finita lì. E invece mi sono lasciato trasportare…era una di quelle serate uggiose, con la pioggerellina fine, i cani col giubbotto, nessun film in televisione. In quei momenti mi dedico a cose inutili, come l’amor di polemica (non credi che il mondo sarebbe deprimente se fossimo tutti rispettosi dell’opinione altrui?). Ho letto il tuo articolo ed è stato proprio il titolo a darmi l'imbeccata. Scrivere "una non-recensione" è una paraculata bella e buona: se parli di un film esprimendo un giudizio, è una recensione. Non c’è ironia, sarcasmo o falsa umiltà che tengano. Volevi fare una riflessione semi-seria sulla società? Allora toglimi una curiosità: se 50 sfumature di grigio offre più spunti di Birdman, perché non sei andato a vederlo? Troppo commerciale? Me lo aspetterei da Nanni Moretti. Questo vizio di non-vedere i film di cui parli l'avevo già notato nella sintesi sul cinema di Nolan, dove avevi scritto di non aver visto Interstellar perché non avevi "trovato il tempo”. Ora.. può risultare divertente (anche se non inedito) se sei un personaggio talmente affermato da poterselo permettere (che so, Carmelo Bene, Sgarbi, Bonito Oliva). Mettiamo che faccia parte del tuo stile: nella stessa sintesi definisci il terzo film su Batman "un flop”. Sia IMDb sia Rotten Tomatoes (i due più grandi raccoglitori di recensioni al mondo) hanno dato al film un gradimento pari a 8 punti su 10, percentuali e di media, e gli incassi (oltre un miliardo di dollari) lo collocano tra i primi 20 di maggiore successo nella storia. Come fai a definirlo un flop? o una "notevole delusione a livello commerciale e di critica”? Questo tuo scrivere spensieratamente, senza citare una fonte, un criterio, un rimando, fa parte di un modo assai diffuso di esprimere opinioni, salvo poi celarsi dietro all’auto-ironia. Non dico che dovresti rinunciare al tuo format e scrivere pipponi sulla funzione semantica dei movimenti di macchina (Iñárritu ne sarebbe felice), ma se Birdamn non ti ha offerto spunti, permettimi: è un problema tuo, non del film. E visto che hai dimostrato di saper stare al gioco, replicandomi con piglio deciso e penna tagliente (scusa il gioco di parole), mi chiedo come sarebbero i tuoi articoli con maggior scrupolo di precisione.
Tuo paternalistico lettore,
M.V.

Memento Birdman

Grazie per il chiarimento Matteo, sono contento che la prosa fosse intenzionale e non il tuo modo abituale di articolare penseri. Spero di non essere risultato a mia volta antipatico e ribadisco la sincera gratitudine per il tempo speso a leggere i miei pezzi e a criticarli o commentarli. Avere un contradditorio è il sale della vita e chi pensa di aver sempre ragione e non potersi mai mettere in discussione o è scemo, o è in malafede, o è Christopher Nolan. 

Mi prendo la più completa responsabilità per ogni imprecisione, omissione o informazione parziale o scorretta tu abbia letto (o leggerai) nei miei articoli. Capita e capiterà ancora, ma spero di limitare il più possibile mie eventuali leggerezze. 
A proposito di Dark Knight Rises in particolare, non sento il mio giudizio come superficiale o approssimativo: è facilmente riscontrabile su web, siti specialistici e generalisti o anche sulla stessa carta stampata come il terzo capitolo della trilogia nolaniana sia quello più generalmente disprezzato e ricevuto peggio da critica e pubblico.
La divisione in 16 atti, la costruzione dei personaggi demenziale e il più abissale menefreghismo verso l'intelligenza media del pubblico (Bruce Wayne torna a piedi dall'Asia a Gotham in 12 ore, è rotto poi guarisce poi si rompe di nuovo poi guarisce di nuovo, un vecchietto ergastolano del Pozzo gli ripara la spina dorsale con una mossa di judo, Bane è un leader anarchico anzinò è solo un galoppino eccetera eccetera) sono alcune delle cose che mi vengono in mente per motivare a livello personale la "recensione negativa" che feci ai tempi nell'ambito del pezzo su Nolan. 
Il discorso sul flop commerciale è altrettanto facilmente verificabile: è vero che il film ha fatto bene nelle sale, in particolare extra-americane. Ma è altrettanto vero che il film ha fatto tremendamente meno bene di quanto la Warner si augurasse, dopo avere speso un miliardo di dollari per produrlo, distribuirlo e promuoverlo (dati verificabili). Dark Knight Rises non è andato in perdita, ma ha rischiato di farlo. Ha praticamente pareggiato in incassi la cifra che è costato, il che rappresenta un flop terrificante quando si sta parlando di una delle proprietà intellettuali più redditizia della storia del cinema. 
 
Parlare dei film che non si è ancora visti è forse sbagliato, ma solo quando si pretende di elaborare un giudizio su di essi. Io non ho elaborato alcunché su Interstellar o 50 Sfumature. E sicuramente è colpa mia se Birdman non mi ha lasciato un tubo di niente dopo la visione, ma se non devo scrivere di come mi sento dopo aver visto un film... di cosa dovrei trattare?
La verità è che il cinema è un tema soggettivo e sostanzialmente... frivolo. L'importante è imparare a non considerare scienza le proprie argomentazioni e le proprie convinzioni, metterle in discussione e accettare che il prossimo condivida o dissenta. 
 
In generale, a me dispiace che tu non apprezzi ciò che scrivo o come lo scrivo. Ma detto questo... e quindi? cioè, l'importante è che ci sia un numero minimo di persone interessate a quello che scrivo. Non credo di dover veramente "difendere il mio format". Non sto costringendo qualcuno con la forza a pupparsi i miei papiri su quanto sia bello Gone Girl. L'offerta di Tagli è molto varia e valida, e ad esempio nella categoria spettacoli Jacopo De Micheli ha scritto dei bellissimi pezzi sulle serie tv. 
Però detto questo continua a leggermi e a commentarmi! ho bisogno di quelle notifiche di condivisioni! Torna qui! non andare via! Christopher Nolan è bravo, okay? Ti prego torna qui! Ti odio ma ho bisogno di te!
 
Si scherza eh. Live long and prosper, diceva qualcuno che, anche fisicamente, non somigliava molto a Nek. 

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