7 "posti felici" creati dal cinema per migliorarci la giornata

7 "posti felici" creati dal cinema per migliorarci la giornata

Arrivano momenti, nella vita, in cui non si può resistere all’esigenza di scappare nel proprio “posto felice”. L’America appare un po’ in questo stato d’animo da circa una settimana: i prossimi quattro anni di mandato di Donald Trump sono una di quelle grandi paure che entrano nel solco del “terrore verso l’ignoto”, l’angoscia di quello che riserva il futuro.
Dall’Italia, mi sembra quasi paragonabile a quello che si percepiva dopo l’11 settembre 2001: un avvenimento epocale, di  grandissima rilevanza storica, che annunciava uno strisciante sentimento di ansia globale.
Quello che succede in America diventa molto spesso il riflesso di un sentimento generalizzato e derivativo, che si estende oltre i confini degli Stati Uniti e penetra in modo più o meno intenso nel resto della civiltà occidentale.

Forse è per questo che seguiamo con trasporto le vicende di politica interna americana, e certamente è per questo che mi è capitato di pensare di rifugiarmi nel mio “posto felice”. E da buon filo-americano, il mio posto felice ha molto a che fare con il cinema. 
Riflessioni politiche a parte, la verità è che mi sento più a mio agio quando scrivo o ragiono su quello che mi intrattiene. È difficile immaginare che si tratti di una cosa di grande importanza, all’alba di domani così incerti e difficili da interpretare; tuttavia, una delle cose che contraddistingue la condizione umana è la necessità di esercitare l’immaginazione, che sia la propria o quella altrui, tanto come uno strumento per interpretare il mondo quanto come il mezzo di trasporto per una fuga dal dolore e dall’incertezza. 

Che cos’è, dunque, il “posto felice”?
È il luogo immaginario in cui si scappa quando si ha bisogno di una pausa dalla vita reale, l’esperienza rituale a cui si partecipa ciclicamente per esorcizzare le paure e le angosce. È il film strappalacrime che fai partire quando la tua ragazza ti ha lasciato, la commedia demenziale che ti permette di staccare il cervello in un momento di grande stress. È l’action movie tutto “buoni vs cattivi” che usi per distrarti dal fatto che hai appena perso il derby, ma è anche il grande classico che hai visto 50 volte ma che continua a rivelarti aspetti ignoti di te stesso.
Non è solo evasione, ma piuttosto è un antidoto contro l’apatia, perché una delle grandi regole dell’umanità è che il nostro mondo è sempre riflesso nelle storie che ci raccontiamo.
Quelle migliori diventano, soggettivamente ed individualmente, “confort food mentale” per ciascuno di noi, e ci fanno ricaricare batterie emotive provate da settimane di frustrazione, divisione ed angoscia. 

Ci ricordano che Donald Trump può effettivamente vincere le elezioni, ma che comunque nel 2012 gli Avengers sono diventati una squadra e hanno picchiato gli alieni. Magari oggi hai passato davvero una giornata di merda, ma ricordati che quasi vent’anni fa Bruce Willis faceva esplodere un asteroide in Armageddon e salvava il mondo.
E lo so che suona stucchevole, ma ogni tanto è necessario ricordarlo.
Un buon modo di alzarsi la mattina, nei periodi più difficili, è guardare il cielo e ringraziare Bruce Willis per avere fatto esplodere quell’asteroide. 
Questo articolo è dedicato ai propri “posti felici”.
Ecco una piccola lista dei miei. 

 

1) Grosso Guaio a Chinatown, di John Carpenter

Nel trionfo di nichilismo che è la filmografia di John Carpenter, questo film del 1986 è uno dei miei classici “posti felici”: è praticamente una montagna russa piena di kung fu, mostri, stregoni cinesi, umorismo demenziale e Kurt Russell.
È un film d’azione anarchico quanto il suo regista che per molti versi introduce al mondo il concetto di eroe pasticcione che non ne azzecca mai una.
Il Jack Burton di Kurt Russell è uno spaccone americano che non ha la minima idea di cosa gli stia capitando attorno, il genere di adorabile imbecille che diventerà poi un classico di molte action comedy degli anni successivi. 

 

2) Ferris Bueller’s Day Off (in italiano “Una pazza giornata di vacanza”), di John Hughes

Anche questo film è dell’86, e forse non è neanche il mio film preferito di John Hughes; ma è di sicuro un tipico film da “posto felice”, particolarmente adatto se si è adolescenti o pseudo-tali e si vogliono imparare un paio di cose su come si sta al mondo. 
Esiste un’altra versione del film in cui Ferris Bueller è un sadico mostro che ama torturare psicologicamente presidi del liceo e sfasciare Lamborghini. Con il senno di poi, da quasi trentenne, quell’altra versione del film comincia ad assumere più credibilità.
Ma finché avrò bisogno di un posto felice in cui scappare e ricordarmi ancora un po’ come ci si senta da adolescenti, Ferris Bueller sarà la mia prima scelta. C’è qualcosa di liberatorio nella fuga del protagonista dalle sue responsabilità, così come il modo in cui John Hughes mette in scena una comicità spesso fisica e sempre innocente, giocosa e primordiale. 

 

3) Il Quinto Elemento, di Luc Besson

Non so. Sarà Bruce Willis.
Sarà Milla Jovovich.
Sarà che c’è una cantante lirica blu con due proboscidi al posto delle orecchie. Sarà che è appena uscito il trailer del nuovo film di fantascienza di Luc Besson, ma secondo me Il Quinto Elemento è dannatamente sottovalutato. 
Non fraintendetemi: Il Quinto Elemento non è un bel film. Ma è un film glorioso con tutti i suoi difetti, bizzarro, memorabile e dannatamente felice di esistere.
È fantascienza europea, ingenua ed orgogliosamente kitsch come solo un polpettone futuristico che ruota attorno al concetto dell’ “amore che genera l’armonia nell’universo” può essere. 

 

4) Enchanted (o “Come d’incanto”), di Kevin Lima

Per questa scelta so già che perderò quei 50 punti eterosessualità faticosamente acquisiti negli anni. Ma poi chi voglio prendere in giro: quali punti eterosessualità? Ero a tanto così da inserire nella lista “Il Diavolo Veste Prada”. 
Al di là delle mie insicurezze, questo film del 2007 ha fatto conoscere al mondo il genio di Amy Adams e ha vomitato i cliché dell’animazione Disney in un contesto Live-Action dove il principe azzurro è piuttosto inetto e una principessa delle fiabe scioglierà il cuore di un burbero avvocato divorzista con il potere delle canzoni. 
Suona molto male, me ne rendo conto.
Ma il film è delicato, divertente e, aspetto fondamentale, autoironico. Nella vita è necessario essere autoironici, e i “posti felici” sono qui per ricordarcelo. 

 

5) I Guardiani della Galassia, di James Gunn

La quintessenza del posto felice. È la storia di un albero senziente e semovente e del suo compagno procione con un bazooka; c’è Chris Pratt nei panni di Starlord, un simpatico pirata spaziale che guida un’astronave fichissima.
C’è Zoe Saldana pitturata di verde e c’è un grandissimo e raffinatissimo interprete come l’ex wrestler professionista Dave Bautista.
Infine, c’è una spettacolare colonna sonora anni ’80 che accompagna lo spettatore lungo il migliore film che sia mai uscito dai Marvel Studios. I Guardiani della Galassia è tutto quello che volete da un film, ed è quasi scontato annoverarlo tra i propri posti felici. 

 

6) Hot Fuzz, di Edgar Wright

Il secondo lungometraggio del geniaccio british Edgar Wright è caos controllato, una commedia d’azione diretta e raccontata divinamente che azzecca talmente tante cose che non so da dove cominciare.
Come il suo predecessore Shaun of the Dead, mescola la parodia di un genere all’omaggio affezionato, senza dimenticarsi di approfondire i suoi protagonisti e sviluppare una storia che culmina in un meraviglioso terzo atto composto da sparatorie e corse automobilistiche nella brughiera inglese.
Hot Fuzz è un posto felice perché è divertente, eccitante ed è l’apice della “visual comedy” da parte di uno dei suoi migliori interpreti. 

 

7) Sing Street, di John Carney

Il sottoscritto è un grande fan del regista irlandese John Carney, il cui ultimo film, Sing Street, è uscito solo quest’anno: qui in Italia è al cinema in questo periodo (dal 10 novembre) e vi consiglio assolutamente di recuperarlo.
Sing Street è un gioiellino, una storia semplice e diretta di formazione che riguarda adolescenti irlandesi, pop e anni ’80.
Vorrei sponsorizzarlo a parole, ma la cosa migliore è guardarlo direttamente; forse sarà una new entry nella mia lista dei posti felici, ma è - già da ora - sicuramente un posto in cui è bello, piacevole, rilassate stare per quella manciata di minuti che compognono un lungometraggio. Insomma, un qualcosa di molto felice.

Davide Mela

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