5 balle colossali sull’amore che mi hanno insegnato i film

5 balle colossali sull’amore che mi hanno insegnato i film

Sono un fermo sostenitore dell’idea che, quando si parla di amore e relazioni sentimentali, si può imparare molto dai film. Il problema, ovviamente, è essere sicuri di stare imparando la cosa giusta. Ad esempio, per quanto possa essermi stato di ispirazione aver continuamente avuto testimonianza che il ragazzino impacciato e un po’ nerd finisce spesso e volentieri insieme alla donna dei suoi sogni, in un eterno perpetuarsi fittizio del cosiddetto “paradigma Peter Parker”, questa è indubbiamente la più sostanziale balla indottrinatami da anni di esposizione incontrollata a cinema, televisione e fumetti. 

Prima di tirare fuori il quaderno degli appunti e capire quali insegnamenti sentimentali trarre dai vostri film preferiti, è necessario individuare le informazioni che, se applicate alla vita reale, potrebbero concretamente rischiare di esplodervi in faccia come la dinamite di Willie il Coyote.  

Ad esempio.

 

Balla #1 - I grand gesture funzionano. 

Il cinema ama le scene-madri in cui il protagonista di turno si dichiara alla sua amata in mezzo al campus universitario, con la banda della scuola di sottofondo e uno stormo di colombe che consegna puntuale l’anello. La verità però è che la maggior parte delle volte le cose non finiscono esattamente così. Il cinema sembra suggerirci che “bigger is always better”, e che il modo migliore per dichiararsi a qualcuno sia mettere in piedi la più grande produzione di cui si sia capaci. 

Per farla breve: chi tra noi non è stato fuorviato da questa scena?

Chi è riuscito a salvarsi dalla drammatica “trappola John Cusack”?  (la trovate al capitolo 8 del manuale, subito dopo il “paradigma Peter Parker”)

Stare sotto la sua finestra con un boombox, generalmente non serve a niente. La tua passione, inventiva, creatività e sforzo produttivo non scioglieranno il suo cuore di ghiaccio. E in generale, dare una plateale dimostrazione di quanto tu sia davvero disposto a fare in nome del tuo sentimento non ti aiuterà ad essere ricambiato o a conquistare qualcuno. Al contrario, genererà imbarazzo per te, la persona a cui la tua impresa è dedicata e in generale a tutti quelli che hai intorno. Le conseguenze potrebbero poi variare su una scala che va dalla pubblica umiliazione ai problemi legali. 

 

Esempi meritevoli: Love Actually, Il Laureato, Wedding Crashers, un buon 80% della produzione di Richard Curtis. 

 

Balla #2 - la ragazza della porta accanto è qui per salvarti. 

C’è un’espressione inglese, che in italiano si può approssimativamente tradurre con “ragazza della porta accanto”, che ha letteralmente fondato un mini-genere cinematografico attorno alla sua figura: la cosiddetta “Manic pixie dream girl”. Un eccentrico, adorabile spirito libero, che travolgerà la tua monotona quotidianità e ti farà uscire fuori da una comfort zone troppo stretta e vincolante perché tu sia in grado di trovare la felicità. E’ l’insopportabile personificazione del motto “Carpe diem”, un Robin Williams ne L’attimo Fuggente sotto cocaina. 

E tu, inevitabilmente, ti innamorerai di lei

Per quanto ognuno di noi possa trovare irresistibile Zooey Deschanel,  è fondamentale sapere che la Manic pixie dream girl è un mito. O meglio, esistono davvero figure simili nella vita reale, ma è necessario scappare da loro più in fretta di quanto tu possa dire ad alta voce la parola “Deschanel”. La Manic pixie dream girl (o boy, esistono casi limitati in cui il profilo è anche di sesso maschile) è la classica, superficiale sbandata che ognuno di noi si è preso sapendo di stare per essere fottuto alla grandissima. 

 

Esempi meritevoli: Come d’Incanto, Scott Pilgrim vs The World, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 500 Giorni Insieme, La mia vita a Garden State

 

Balla #3 - In amore tutto è concesso. 

Lei è bellissima e tu senti già di amarla. Spinto dalla necessità, irrompi a casa sua e fotocopi il suo diario segreto per capire cosa le piace davvero e poterla corteggiare meglio. Ti arrampichi sull’albero di fronte alla sua finestra per guardarla dormire la notte. La segui ovunque vada, con la scusa di proteggerla dai pericoli della vita e tenerla lontana dagli altri ragazzi. Ti spacci per qualcuno che non sei, in modo da stare vicino alla ragazza che ti piace a costo di mentirle per tutto il tempo.

Il cinema, e in particolare il cinema adolescenziale, sembra assolvere serenamente questo genere di atteggiamenti… solo perché di mezzo c’è l’amore. In qualsiasi altro contesto che non sia Twilight, Edward sarebbe condannato per stalking. Christian Grey sarebbe in manette dopo l’ennesimo pedinamento ai danni di Anastasia. La verità è che non è sufficiente dichiarare di essere innamorati; sarebbe anche il caso di non violare la legge. 

 

Esempi meritevoli: Twilight, 50 Sfumature di grigio, C’è posta per te, 10 cose che odio di te

 

Balla #4 - L’amore vince sempre su tutto. 

Questo è un concetto particolarmente generico e relativo, ma provate a starmi dietro. Avete presente il cliché delle commedie romantiche per il quale il protagonista a un certo punto irrompe al matrimonio/festa/appuntamento/ecc. della sua anima gemella e, letteralmente, la strappa dalle braccia della persona con cui stava?

Ora, sono anche d’accordo che è giusto seguire il cuore e assecondare le proprie passioni: ma il fatto di essere innamorati non giustifica ferire un’altra persona. Ed è l’assunto più costantemente ignorato della storia del cinema. Chiameremo questa tendenza “il principio di auto-legittimazione di The Notebook”. Il film con Ryan Gosling e Rachel McAdams è infatti il sovrano incontrastato di questa regola, tanto che il film sembra offrire in continuazione ai protagonisti la possibilità di fare la cosa giusta, e ribadire costantemente il fatto che “in fondo chi se ne fotte del fidanzato cornuto. Non è mica Ryan Gosling”. 

 

Esempi meritevoli: Wedding Crashers, Pretty Woman, Something Borrowed, Il mio grosso grasso matrimonio greco, Bridget Jones

 

Balla #5 - L’essere stato mollato non significa automaticamente che tu abbia ragione. 

Esatto. Sto parlando con te, John Cusack.  Mi hai rovinato la vita per una buona parte degli anni del liceo con il tuo personaggio di Alta Fedeltà, ma la verità è che il film di Cameron Crowe (e di rimbalzo anche il libro di Nick Hornby) è forse uno dei migliori racconti sulla fine di una storia d’amore, in particolare per via del suo alto valore pedagogico. L’importante è trarre gli insegnamenti giusti, e non pensare che John Cusack nel film fosse necessariamente la vittima. 

Alta Fedeltà insegna l’importanza di smettere di piangersi addosso, e soprattutto mette in evidenza come in realtà nessuno chiuda mai del tutto con il proprio passato. Ma soprattutto, il film ci permette immediatamente di empatizzare con John Cusack semplicemente perché è stata la sua ragazza a decidere di interrompere la loro relazione. 

Senza scendere in spoiler per chi non avesse visto o letto Alta Fedeltà, la realtà è diversa dal punto di vista del suo protagonista, e il grosso problema è che siamo tutti un po’ John Cusack: ovvero, ci sentiamo tutti i veri protagonisti della storia che stiamo vivendo. Ci consideriamo naviganti in balia di un mare tempestoso, quando la verità è che solo noi abbiamo in mano le redini della nostra felicità sentimentale. Ed è la più grande verità che si possa trarre da un film fatto di playlist fighette, che ogni adolescente di questo mondo dovrebbe maneggiare con cura prima di auto-convincersi di essere John Cusack. 

Io ne so qualcosa. 

Davide Mela

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