1960-2010 - Cinquant’anni di tennis tra evoluzione e rivoluzioni (puntata #3: gli anni '80)

Lendl ha appena sconfitto McEnroe al Roland Garros 1984

Per gli appassionati, lo storico tie-break del quarto set della finale di Wimbledon del 1980 tra McEnroe e Borg suona come una promessa: stanno per iniziare altri dieci anni di grandissimo tennis.

Nello stesso anno ottiene i primi risultati da pro un giovane, feroce tennista cecoslovacco che cambierà per sempre la storia di questo sport: è Ivan Lendl, troppo facilmente soprannominato Ivan il Terribile.
Dopo una straordinaria carriera da junior, nel primo anno del decennio sconfigge Dibbs in finale a Houston e raggiunge i quarti agli US Open.
I principali contributi di Lendl alla storia del tennis saranno due: la scientificità maniacale dell’allenamento e l’abitudine di colpire la palla di diritto anche dalla parte sinistra del campo (il cosiddetto “dritto anomalo”, che gli permise di coprire due terzi del campo con il proprio colpo più forte).

Diritto devastante, applicazione ossessiva nelle sessioni di allenamento, fame di vittorie da vero cannibale: frutteranno, al più grande dei giocatori (insieme a Ken Rosewall) a non aver mai vinto Wimbledon, otto titoli dello slam: due Australian Open, tre Roland Garros e altrettanti US Open.
Memorabile la finale di Parigi 1984 contro Supermac:

(sul canale YouTube LendlTennis sono disponibili i sette video precedenti)

Un giocatore come Lendl (irresistibile nel dritto, potente nel servizio, regolare nel rovescio, solo scolastico nel gioco di volo) non si sarebbe mai potuto imporre a livelli così stratosferici (270 settimane complessive al vertice della classifica ATP, meglio di Connors e meno bene, soltanto, di Sampras e Federer) senza il metallo composito della sua (pesantissima!) Adidas, incordata oltre i 30 chilogrammi.
Proprio dal punto di vista dei materiali, gli anni ’80 “regalano” (le virgolette indicano un dubbio: si è trattato davvero di regali?), dapprima, appunto, il diffondersi degli attrezzi in alluminio; poi l’affermarsi della grafite e, quasi contemporaneamente, l’introduzione dei piatti-corde oversize.

Le nuove racchette cambiano il tennis quanto, e forse più, del dritto inside-out di Lendl: garantiscono più potenza ma soprattutto più controllo. Per fare il liftatore con il legno, dovevi chiamarti Borg, o perlomeno Vilas o Clerc.
Con la grafite, anche un Alberto Mancini qualsiasi (si fa per dire…) può giocare quel tipo di tennis ad altissimo livello
L’altra grande rivoluzione tecnica del decennio è l’anticipo, nell’impatto e dell’anca, introdotta da Agassi e dagli altri attaccanti da fondo campo. Il burattinaio che teneva i fili di questo nuovo esercito di marionette terribili è stato Nick Bollettieri, nella sua tennis accademy.
In questo video, il nuovo tennis (Lendl) impallina il vecchio tennis (Gerulaitis):

Altri segni dei tempi che continuano a cambiare: l’Australian Open, nel 1988, passa dall’erba di Kooyong al rebound-ace di Melbourne Park. Nel corso del decennio, il rovescio a due mani si impone in 13 slam su 40 grazie a Borg, Connors, Wilander e Chang.
Proprio Chang non sarebbe mai arrivato a vincere uno slam senza la sua Prince oversize.
Ricordate l’episodio del servizio “dal basso”, contro Lendl, al Roland Garros? O la risposta da metà campo o quasi? Due veri e propri gesti di lesa maestà.

Prima, in una manciata di anni, era cambiato tutto: nel 1981 McEnroe è l’ultimo tennista a vincere uno slam (US Open) giocando con la racchetta di legno; nel 1986 debutta tra i professionisti il sedicenne Andre Agassi (a La Quinta, California).
Sono i cinque anni più decisivi per la storia del tennis? Forse sì.
Fra una settimana, avremo ancora modo di parlare di Andre Agassi, della sua rivalità con Sampras e dell'impatto di questi due fuoriclasse sulla storia di questo sport.
L’ultimo match del vecchio tennis:

Mentre invece qui vi sono i primi match del nuovo tennis:

 

Andrea Donna
@AndreaDonna

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