È davvero tornata l'eroina? Riflessioni sulla vecchia Signora delle droghe

È davvero tornata l'eroina? Riflessioni sulla vecchia Signora delle droghe

Torino, zona Sansalvario. Anno 2016. Si narrano storie di eroina e overdose che sembra di essere catapultati negli anni '80.
Questo non riguarda solo Torino: in tutte le città italiane alla notizia di un’overdose si grida all’emergenza eroina.
Ma l’eroina è davvero ritornata?
No.
La verità è che non è mai sparita.

È cambiato il modo di usarla: oggi spesso si sniffa o si fuma, ma c’è chi ancora predilige la via endovenosa e ci sono giovani che si avvicinano a questa modalità di assunzione. L’agofobia sta passando di moda anche tra i tossicodipendenti.
Tra i nuovi consumatori di eroina non ci sono i tossici emarginati degli anni '80: gli eroinomani di oggi sono persone perfettamente integrate. Anzi, per essere precisi è il termine "eroinomani" ad essere passato di moda: i consumatori di oggi si chiamano policonsumatori, usano più sostanze (ad esempio, i consumatori di cocaina utilizzano l’eroina per gestire meglio la fase in cui vengono meno gli effetti eccitanti. Il boom della cocaina ha fornito alla vecchia signora delle droghe una buona ragione per rimanere sul mercato).

Il quadro non è tuttavia ancora allarmante: il consumo di sostanze in Italia non è in aumento ed è più basso che nella maggior parte dei Paesi Europei. Anche le morti per overdose sono diminuite: da metà degli anni 90 ad oggi l’andamento è in costante decremento (Relazione sui dati relativi allo stato delle dipendenze in Italia del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza dei Consigli dei Ministri).
Ma a fare notizia questa volta è il contesto: gli ultimi fatti eclatanti, a Torino e non solo, sono avvenuti in luoghi in cui normalmente non ci sono tossici. Non si tratta più di zone conosciute da spacciatori e gente comune per essere "mal frequentate", al di fuori delle quali era raro vedere persone “fatte” o in overdose.

Oggi la scomparsa delle "riserve indiane" del buco ha provocato una sorta di "migrazione" dei tossici, e quando i tossici si spostano c’è un motivo (di solito, prezzi più bassi in un'altra zona o - molto più spesso - maggiori controlli delle forze dell’ordine con annesse riqualificazioni urbane).
L’esempio torinese calza a pennello: lo spostamento dello spaccio (e conseguentemente dei tossicodipendenti) in zona Sansalvario è dovuto probabilmente alla riqualificazione di una parte di Porta Palazzo, ritrovo storico di consumatori e spacciatori. A sua volta, anche Sansalvario - qualche anno fa, prima della riqualificazione - era zona di spaccio e consumo di sostanze.

Ma si tratta di una ricostruzione approssimativa: lo spaccio in Sansalvario non è mai cessato; sono semplicemente cambiati i tossicodipendenti. Dopo la riqualificazione, gli eronoimani anni '80 sono spariti per fare spazio ai nuovi policonsumatori della movida torinese (un po’ agofobici e perfettamente integrati). Ma sia l’eroina sia lo spaccio non si sono mai estinti: ora il dibattito riprende fiato, più per il fastidio causato dall’eroinomane presente nel quartiere in cui si vive che per rinnovato allarme sociale o incremento effettivo delle cifre. Non è una questione di sostanza - se mi si permette il gioco di parole: è una questione di immagine: l’eroina, lo spaccio e pure gli eroinomani ci sono sempre stati. Ma fino a qualche mese fa sembravano lontani dagli occhi, e conseguentemente lontani da tutto. Pagine di giornale in primis.

Eleonora Ferraro

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